Classifica del Benessere: l’Italia è Dietro il Cile

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Magari non è un caso che l’Italia sia nota anche con il nome di “Bel Paese”. Sulla bellezza dell’Italia non si può dire nulla, sulla capacità – allo stato attuale – di regalare la felicità ai suoi abitanti è legittimo nutrire qualche dubbio. A dimostrarlo è uno studio di Michael Porter dell’Università di Harvard. Il talentuoso professore ha stilato una classifica dei paesi appartenenti dell’area Ocse in base al grado di benessere che sono in grado di offrire. Ebbene, l’Italia è messa piuttosto male. Ci superano molti paesi che, in linea teorica, sono meno ricchi del nostro, tra cui il Cile.

La classifica prende il nome di Social Progress Index ed è stata realizzata utilizzando addirittura 58 criteri, o voci. E’ stato assegnato un voto per ognuno di questi, e poi è stato calcolato il punteggio finale. Figurano elementi importanti come la tutela dell’ecosistema, la sicurezza, la sanità, la libertà politica e d’espressione ed l’accesso a educazione e risorse.

L’Italia conquista, si fa per dire, il 29esimo posto su 31. Una vera debacle. Ma se disaggreghiamo i dati, si nota una stranezza. I voti nella pagella dell’Italia sono tutt’altro che omogenei: in alcune voci eccelliamo, in altre andiamo benino, in altre siamo un disastro. L’immagine che se ne trae è quello di un paese ricco di contraddizioni. A primo acchito appare una conclusione sensata, non c’era certo bisogno di uno studio per arrivarci. E’ comunque interessare prendere visione con evidenza scientifica dei pregi e difetti dell’Italia.

Tra le situazioni favorevoli spicca l’aspettativa di vita: 82,9 anni. Praticamente un primato, se non fosse per il Giappone (che comunque ci supera di poco). Gli italiani si permettono poi un lusso che pochi, anche tra i paesi ricchi, si possono permettere: il possesso di più di un cellulare a persona. Il numero, ovviamente frutto di una media, è di 1,59. Molto più importante è un altro dato, quello sul tasso di mortalità infantile, che in Italia è bassissimo. A sorpresa fa capolino anche l’istruzione: quella di base, in Italia, è ottima.

Proprio da qui partono le contraddizioni. E’ vero che eccelliamo per quanto riguarda elementari e medie, ma il sistema scolastico superiore e universitario non raggiunge metà classifica. Grave anche il problema dell’obesità, che colpisce il 17% degli italiani. Forse il dato più allarmante è quello che riguarda un patema esistenziale: la capacità di sentirsi padrone della propria vita, di compiere scelte senza condizionamenti sociali ed economici. Si sente “impotente” il 61% degli italiano. Un risultato pessimo che, trascendendo la classifica di Porter, ci catapulta a stretto contatto con paesi non certo invidiabili, come Yemen, Mali, Nepal e Libia.

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